Archivi per la categoria ‘Vita notturna’

Sempre sui Taraf de Haïdouks

Venerdì, 15 Febbraio 2008

Uno dei miei siti francesi preferiti è quello dei concerti all’asporto della Blogothèque: un podcast video di concerti improvvisati in pianosequenza e in presa diretta.
Probabilmente riconoscere lo stile e vi ricorderà qualcosa di antico.
Qui c’è l’articolo di presentazione in inglese e in francese.

Danze Rumene

Giovedì, 14 Febbraio 2008

Qualcuno di voi sa che Béla Bartók è sempre stato una mia grandissima passione musicale.
Bartók è stato uno dei primi etnomusicografi, quando ancora non esisteva nemmeno il termine. Girava per i villaggi dell’Europa dell’est registrando su cilindri di cera le melodie popolari. Da queste trasse molti dei temi per la sua produzione.
Così facendo introdusse (magari non per primo) le dissonanze e i tempi dispari nella musica colta occidentale e resta una delle influenze dichiaratamente più importanti del buon vecchio Fripp.
Tra i pezzi più famosi di Bartók sono le Sei danze rumene, originarniamente per pianoforte e poi orchestrate dall’autore stesso.
Visto che della versione per pianoforte si trovano solo esecuzioni di emeriti sconosciutiVisto che esiste un meraviglioso cofanetto della Hungaroton di Bartók esecutore vi beccate la versione per piano suonata da lui stesso e registrata su pianoforte meccanico.

Poi vi propongo la versione per orchestra diretta da un altro grande ungherese: Sir Georg Solti.

Ma veniamo al dunque: sabato scorso siamo stati a sentire i Taraf des Haïdouks, che nell’ultimo album Maskarada riprendono e ritziganificano le suddette danze rumene.
Il concerto è stato piuttosto divertente, la cosa più fica è che c’era anche una ragazza bulgara con noi e mi ha fatto capire chiaramente che di zingari che suonano il piffero dalle parti sue ce ne hanno fin sopra le orecchie. Questo vuol dire che era abbastanza genuino, no? La nostra strenua ricerca del tipico è riuscita?

Shtetl Stompers al Trois Arts

Giovedì, 20 Dicembre 2007

Erano alcuni mesi che non andavo al Trois Arts. L’avevamo scoperto per caso io e Miriam, una sera che ci suonavano i Balval. Ci sono tornato un sacco di altre volte con gli altri due piccoli coni, con Amel e ieri sera ci ho trascinato un Mr. Bovi non troppo convinto.
Già in metro, quando siamo passati per arts et metiers sulla linea 11, quella che sembra un po’ l’interno del nautilus, quella disegnata da François Schuiten, mi sono ritornati una serie di viaggi verso Belleville dell’anno scorso.
Ma per favore non diventiamo nostalgici!
Ok c’era il concerto degli Shtetl Stompers, però io ieri ero un po’ più interessato alla popolazione del locale. Andiamo per ordine.
Appena scesi nel sotterraneo in cui si svolgono i concerti, lì dove c’è quel folle del barista che è contrario a internet oltre che alla televisione, c’erano due JAP, c’est à dire jewish american princess che sarebbero quel tipo di parioline niuiorchesi via di mezzo tra Carrie di Sex and the city e Paris Hilton, avete presente? Si parla principalmente di scarpe e di soldi di papà.
A questo punto uno si poteva un po’ far venire il dubbio no? Gruppo klezmer, ragazze ebree americane, 2+2. Infatti andiamo a sederci vicino al palco (anche se palco forse è un po’ troppo impegnativo come termine) in un tavolo che comprendeva, oltre a un paio di soliti habitué, di cui parleremo dopo, un paio di coppie di americani un po’ in là con gli anni, palesemente ebrei.
Alcune osservazioni successive, come il fatto che uno di questi parlasse correntemente yiddish, mi hanno fatto supporre che ci fosse addirittura qualcuno di nato in europa e scappato durante la guerra, anche se questo lo renderebbe forse troppo anziano per la sua età apparente.
Nel frattempo Mr. Bovi mi guardava con quella sua faccia che dice: “e insomma questo sarebbe il tuo bar preferito a parigi?”. Vengo salvato dalle sue occhiate dall’arrivo del gruppo composto da:

  • Albert Choukroun al clarinetto, che è, secondo me, quello che ha riunito i personaggi del gruppo.
  • Ilan Moss, fisarmonica, ebreo niuiorchese, da tre anni a Parigi. Un personaggio un po’ tipo Dick Van Dyke, Bert in Mary Poppins. Serie difficoltà a far sentire la differenza tra la o e la u quando parla francese. Alcune divagazioni su eros e thanatos nella presentazione della dance de l’amour (o de la mort?).
  • Éléonore Biezunski violino e voce. Molto brava al violino, anche se ci ha messo mezzo concerto prima di iniziare a suonarlo, ma poi ha fatto tutte quelle alterazioni di un quarto di tono che mi piacciono tanto. Grazie a lei posso dire di aver sentito cantare in yiddish dal vivo. Lo parla pure bene secondo il tizio dietro di me.
  • Stephen Harrison inglese, contrabbasso. Completo verde scuro, camicia bianca, fermacravatta d’argento e uno di quei cappelli da cosacco o da capitano dell’Aeroflot tipo così, ma di quella pelliccia fintissima tutta annodata su se stessa. Bellissimo, un po’ tracagnotto e vestito come il mio papà rumeno. Percuoteva il contrabbasso come un forsennato, eliminando il bisogno di un batterista. Faceva pure una cosa tipo tumpa turupam stile hardcore. Fico!

Poi alla fine si sono messi tutti a ballare ed è uscita fuori un sacco di gioventù da dietro, trascinata da quel tizio sulla cinquantina che balla sempre come un folle e c’è tutte le sere.
Quasi quasi pensavo che il padrone del pub ormai gli offrisse da bere, invece ieri l’ho visto pure pagare.

Perché non mi risponde?!

Mercoledì, 13 Giugno 2007

Ragazzi, mi sembra di essere tornato alle medie, mi sono preso una cotta come pochi! Ma partiamo dal principio.
Sabato sera, io, il sor damiano e il bovino di Anguillara (altresì detto gionormmese de noantri) abbiamo optato per il quai (il che equivale a Roma a “anna’ sotto li ponti der Tevere” ma che a Parigi è fico). Una volta acquistate alcune birre da barattare con l’uso di una chitarra ci siamo seduti e abbiamo fatto conoscenza con uno al quale abbiamo sottratto in men che non si dica il suddetto strumento.
La voglia di suonare si è esaurita presto e mentre mi baloccavo con la chitarra appoggiata sul piede è arrivato un figuro che voleva in prestito la chitarra “per far suonare una che canta troooooppo bene”, io ho domandato al legittimo proprietario e ci siamo spostati tutti per sentire la cantante.
Arrivati sul limitare delle acque, la cantante si è sollevata dalla sua posizione semiorizzontale ha preso in mano la chitarra e ha aperto la bocca. Da qui alla fine potrebbe essere passato un quarto d’ora o due ore, io non lo so. Ho riconosciuto The Partisan, un altro pezzo di Cohen e Mesecina di Bregovic, per il resto ha cantato in tunisino, spagnolo e francese, prima di chiudere con un pezzo suo che parla di libertà.
Dietro intanto si scatenava il putiferio, volavano bottiglie e c’era gente con il naso sanguinante e fracassato, ma a me è parso tutto distante. In quel momento ero in una bolla, isolato dal mondo, guardavo lei, guardavo uno spicchio di luna che sorgeva lentamente e ascoltavo rapito.
Finita la performance le ho domandato se faceva dei concerti, un po’ perché mi sembrava plausibile, un po’ perché non sapevo come avere un qualche recapito. Mi ha detto bene e con un piccolo escamotage ho avuto persino l’indirizzo email.
Ora voi starete pensando che mi sono suggestionato o che ho esagerato per ragioni letterarie e invece io ho le prove.
Prova numero 1: sito ufficiale su tunizik
Prova numero 2: myspace (ascoltate la terza canzone, è quella che ci ha suonato).
Prova numero 3: un blog tributo fatto da uno spero-ex-ragazzo o da un ammiratore folle.
Insomma ora aspetto una risposta a una squallida mail che le ho scritto in attesa del suo concerto del 21. So di non avere molta speranza, non c’è bisogno che mi buttiate giù.

La piccola orchestra allo zoo

Martedì, 12 Giugno 2007

Recensione di Damianó

Beh insomma cosi andarono le cose, che ci crediate o no. Alle 18 Carlo viene da me che faccio i melangi in laboratorio e comincia la solita pappina che “é tardi te l’avevo detto se non usciamo subito perdiamo la coincidenza tra le tre metro che ho calcolato passeranno a tre virgola otto secondi l’una dall’altra saliamo in coda cosi scendiamo in testa e finiamo in groppa alla zebra” ecco! Arrivati appunto a Le Zebre, piccolo bar-teatro che si chiamava “La scimmia urlatrice” prima che Pennac scrivesse di un Mr Malaussène che frequentava un teatro a Belleville chiamato, appunto, “Le zebre”. Punto. Anzi, abbondiamo: due punti.

Dicevo, questa zebra c’era veramente! E c’era anche il concerto! Anche se fuori, tra i tanti manifesti delle serate in programma, la Piccola Orchestra non era nominata da nessuna parte… e se vogliamo andare avanti con le stranezze, ancora mi chiedo perchè gli Avion Travel siano andati a suonare in posto cosi kitsch… e non dico quiche come la quiche Lorraine del sabato sera Monrugese.. ma proprio kitsch, con i piattini zebrati e il dj che mette la musica tunz tunz tunz tunz ma a basso volume per non disturbare le orecchie affannate dell’umanità terribilmente adulta che popolava la Zebra nella serata del NOSTRO concerto! E poi vorrei proprio sapere ma che ci facevano tutti quegli estranei se Carlo il concerto l’aveva regalato A ME? Certe cose non le capirò mai, come ad esempio perché i francesi non hanno la o accentata sulla tastiera, se poi usare la usano per chiamarmi damiano’. Bah.

Fatto sta che il concerto, a dispetto della inspiegabili stranezze, é cominciato. Peppinieddu è comparso per ultimo con la bombetta in testa e la faccia da Toto’, la sua bella voce e presenza e interpretazione e Sentimento e Aria di te e Aeroplano e quante altre ne hanno fatte. E se mi vergognavo a ballare con tutti quegli estranei venuti da chissàddove potevo sempre stare a guardare il chitarrista che faceva godere con le mani la sua chitarra o la violoncellista in quanto tale (c’è qualcosa di più bello di una violoncellista?)…

Finito il concerto, la luce nel cielo lasciava il dubbio se fosse alba o tramonto, ma erano ancora solo le ventitré, e canticchiando Aria di te ci siamo incamminati su rue de Belleville, e girato l’angolo l’ho baciato.

Foto mie

Avion Travel

La visita di Miriam

Lunedì, 16 Aprile 2007

30 Marzo

Piove cielo grigio vento e freddo

8:00 Sveglia (ore di sonno 6)

9:00-16:00 carletto studia nel suo ufficio in rue lhomond riscaldato a dovere, io, munita di ombrellino giallo troppo piccolo ed un po’ rotto, mi perdo dans le quartier du marais, uno dei luoghi più belli di Parigi. Ci arrivo a piedi dal pantheon. Dopo una lunga sosta in un caffe’ a place de vosges mi reco al museo di picasso. Tra le opere più belle i suoi autoritratti, “maya che gioca con una bambola”, bambino con trenino, donna nuda adagiata, le sue sculture.. (ma meglio fermarsi qui, farei una sorta di inventario delle opere li’ esposte). Mi è capitato di assistere ad una lezione itinerante di Storia dell’arte ad una ventina di bimbi di 6/7anni. Questi nanerottoli francofoni sedevano ora davanti a un quadro ora ad un altro basiti, in silenzio, con le boccuccie aperte e con le orecchie tese ad ascoltare le storie che la maestra raccontava su picasso ed il suo modo di esprimersi attraverso l’arte; è stato interessante ascoltare le loro interpretazioni “picassiane” così semplici e plastiche eppure mai banali..

16:00-17:00 mi dirigo verso rue monge e sosto un po’ nella arena di lutetia. Scrivo un po’ nel mio quaderno e osservo vecchietti giocare a bocce sulla sabbia ,il cielo ha uno strano colore pastello ,le cose riflettono una strana luce ed io mi sento parte di un quadro di bonnard.

17:00-18:00 Scopro in rue pot de fer un locale dove una pinta di birra costa 2.50 à paris c’est pas mal!!! Il tizio del pub ci prova ma quando gli dico che sono a Parigi per trovare un amico mi pianta li’ e smette di rivolgermi la parola. Vabe’.

18:00-20:00 ritorno verso casa,chiacchierata con carlo

La sera che doveva essere passata con gente del collegio, ci troviamo in tre: io, carlo e olivier per una serie di malintesi sull’orario di ritorno. Finiamo al rendez vous des amis dal quale usciamo con una bottiglia del vino meno caro e meno bevibile di parigi. Camminata fino a Chatelet, notturno, ninna.

31 Marzo

Dopo il pranzo insieme a Viviane e Josephine camminata sotto la pioggia incessante fino alla moschea. Li’ te’ alla menta e briscoletta con viviane (briscoletta voi e libro io, per essere precisi).

La sera si decide di andare di nuovo a Montmartre al rendez vous des ami dopo aver incontrato a pigalle due matte di cui carlo ha già parlato in un precedente post e le cui gesta meritano d’essere narrate anche in questa sede. Il locale è grazioso, accogliente, il soffitto ha travi a vista su cui sono attaccate tante foto, vi sono due sale interne, molto piccole per il numero dei frequentatori che facilitano il contatto e lo scambio di chiacchere e conoscenze, in uno dei due ambienti c’è un bel divano verde che vorrei tanto avere a casa (molto molto comodo). Altri punti a favore: la “location”: si trova infatti in uno dei pochi scorci non eccessivamente sputtanati dal turismo di montmartre che, da amelie e il suo favoloso mondo, ha fatto spuntare localini finti e soprattutto troppo cari in quasi tutta la butte.

Al rendez vous des amis invece un caraffone di birra costa 8 euro, va da se’ che scorresse a fiumi e che ne abbiamo fatto abbondante consumo.

Alle 2:00, orario di chiusura di tutti i pub parigini, ci cacciano ,letteralmente, e le due matte emilie e esther decidono di portarci in un alimentari a barbes per comprare noccioline e birra. Il punto è che ad Emilie divertiva ottenere indicazioni per trovare il posto agli spacciatori della zona (non proprio tanto tranquilla dal tramonto in poi). Miracolosamente ne siamo usciti vivi, con birra, noccioline ed un docetto gommoso e cioccolattoso per il quale la stessa emilie ha contrattato a lungo alla maniera dei mercanti dei suk arabi ottenendolo infine gratuitamente per sfinimento del cassiere. Le birre le abbiamo bevute sotto la chiesa del Sacre coeur (il monumento più bianco in europa dopo il vittoriano) parigi sotto di noi avvolta da una nebbiolina umida e non solo lei. Intorno a noi gente con chitarre e altri strumenti. Iniziamo col leggere la storia di Susanne ed Utrillo ma passano pochi minuti e subito si fa amicizia con qualcuno del posto. Nella fattispecie ragazzi della banlieue, uno dei quali gioca nel bologna. Si sta bene.Si fa l’alba.

1 Aprile

primo giorno di sole , il cielo di Parigi è “pulito”.

12:00 Sveglia (ore di riposo: 6 )

13:00-18:30 dopo tua colazione baguette e formaggio gitarella a Belleville parchetto haussmaniano. promenade dans le quartier sino a pere lachaise (chiuso).

18:30-21:00 ci separiamo ed io, da sola, mi godo il pont des arts, ile de la citè, leggo appollaiata sul quai St. michel con le gambe ciondolone sulla senna la storia di Abelardo ed Eloisa.

21:00-23:45 appuntamento da chez george (chiuso) ci rechiamo allora, alla rhumerie, uno dei pochi locali che possa vantare una carta con più di 50 tipi di rum differenti e punch degni di nota. Il locale è molto carino, ci sediamo accanto a Spike Lee ed ascoltiamo concertino jazz dal vivo. Waltz for debby tutta per me con dedica. Grazie Carlo!

24:00 St.German Des Pres ai piedi dell’illustre chiesa compio 26 anni. Ci abbracciamo, mi fai gli auguri, testimone una luna cicciona in un cielo “pulito”

2 Aprile

8:00 (ore di riposo 6) È ancora il mio compleanno. Le primiere etàge tutto, allertato da te fin dal giorno del mio arrivo, mi fa gli auguri. Sono tutti meravigliosamente cordiali e sufficientemente “Ouf”.

9:00-14:00 Tu vai a lavoro ed io al pere lachaise: Balzac, Bellini, Chopin, Abelardo ed Eloisa, Modigliani e Jhanne, Victor Noir, Oscar Wild, Edith Piaf (il giorno prima avevamo visto al 72 di rue de belleville i gradini su cui la madre le diede la luce).

14:30-15:30 chiaccherata in un caffè di rue mouffetarde con amichetta francese conosciuta il primo giorno.

15:30-16:30 tè alla moschea di paris, leggo “Signori bambini” di Pennac, lascio che passeri mangino le briciole del dolcetto arabo sul tavolino di maiolica a cui sto e che un tizio al tavolo a fianco mi fissi. Passeggiata fino a rue descartes per rendere omaggio allo zoppo poeta con il più alto tasso di assenzio in corpo, Verlain, che ringrazio per il suo inno alla fica (non la mia ma la poesia è eterna e universale.. e dunque)

“..O ton con! qu’il sent bon! j’y fouille
Tant de la gueule que du blaire
Et j’y fais le diable et j’y flaire
Et j’y farfouille et j’y bafouille
Et j’y renifle et oh! j’y bave
Dans ton con à l’odeur cochonne
Que surplombe une motte flave
Et qu’un duvet roux environne
Qui mène au trou miraculeux
Où je farfouille, où je bafouille,
Où je renifle et où je bave
Avec le soin méticuleux
Et l’âpre ferveur d’un esclave
Affranchi de tout préjugé…”.

17:00-20:00 preparazione torta e cena per il mio compleanno.

20:00-22:00 tutto il piano del tuo collegio riunito al tavolo mi festeggia e ti fa i complimenti per la migliore tarte tatin artigianale studentesca che sia mai stata fatta e per il risotto ai funghi da ME preparato.

23:00 Chez george (chiuso)

24:00-1:30 Terrazza con vista su monrouge. birra e cacahuettes.

Ringrazio te e tutti gli altri (Damiano, Romain, Valeria, Clair e quelle due matte di cui ho scordato i nomi che volevano farci accoltellare dagli spacciatori di barbes alle 3 del mattino, il timido del terzo piano che forse ce voleva provà ma che era troppo timido per farlo etc etc)

E’ stata una settimana meravigliosa!! ti voglio bene.

Passaggi coperti, Klezmer e il cimitero di Padre Lasedia

Domenica, 25 Marzo 2007


Il giorno seguente il mio arrivo Boris Limpopo mi aveva inviato un’email con un link di un articolo di viamichelin sui passaggi coperti parigini. L’email era stata dimenticata per una ventina di giorni, ma è ritornata in cima alla lista di cose da vedere a parigi per questioni metereologiche.
Quindi siamo usciti dalla metro di Palais Royal, che da sola merita la visita per una specie di voliera di metallo e vetro colorato che sovrasta l’ingresso, e ci siamo avventurati per il portico che contiene i negozi più cari di Parigi (un negozio di vestiti dove non si capiva se i vestiti erano del 1966 o costavano 1966 €, per fortuna un abito venuto dall’anno 3300 ci ha chiarito le idee).
La cosa singolare, però, era che sia io che La Lenteur avevamo l’impressione di essere già stati sotto questi portici anche se non siamo mai stati a Paris insieme prima d’ora. Il mistero non ha tardato a sciogliersi non appena abbiamo capito che tra le inferriate dorate del Palais Royal si svolge una scena di Quell’oscuro oggetto del desiderio di Buñuel.
Continuando il giro per i passaggi coperti abbiamo riconosciuto altri luoghi del film, ma io ero tormentato dal pensiero di un racconto di Cortázar che si svolge nei passaggi parigini o bairensi. Parigini o bairensi? Bairensi o parigini? Alla fine ho avuto conferma che il mio dubbio non era infondato perché il racconto gioca continuamente su questa ambiguità.
Abbiamo quindi concluso la giornata allo Studio de l’Ermitage dove gli Untchak Attak ci hanno intrattenuto con balli ebraici e non solo. Molto divertente. Forse sarebbe stato meglio se non ci fossimo persi la prima ora e mezzo del concerto, ma questi francesi escono così presto!
Oggi invece abbiamo girato a lungo senza una meta precisa per poi visitare il famoso cimitero del Padre Lachiesa, dove abbiamo oculatamente mancato tutte le tombe famose tranne quella di Honoré de Balzac, che come tutti sanno è l’inventore della Saint Honoré, la torta più pesante del mondo.