Sempre della serie confusione tra Buenos Aires e Parigi, stasera vi parlerò del verlan e del suo antenato bairense della fine dell’ottocento: il vesre.
Il concetto è molto semplice: modificare le parole di una lingua tramite l’inversione sillabica, l’esempio più semplice è il nome stesso di questo procedimento, infatti verlan è l’inversione di à l’envers mentre vesre viene da réves.
È molto importante avere chiaro che nel verlan la parola invertita non cambia di significato, a differenza di quel giochino che avevo letto sul new scientist che consisteva nel usare una parola invertita per dire il contrario (ad esempio olleb per dire brutto).
In francese le cose si complicano un pochettino perché l’inversione è puramente fonetica e quindi sicuramente qualcuno vi dirà che c’è anche un’elisione di mezzo, ma sono tutte frottole: il problema di questi francesi è che hanno troppe lettere che non pronunciano in fondo alla parola e se le spostano in mezzo gli tocca pronunciarle.
Ma facciamo qualche esempio.
rimorchiare una = choper une femme = pécho une meuf
matto = fou = ouf
stasera = ce soire =soirce
metro = metro = trome
Alcune parole provengono direttamente da altre lingue, per esempio velocità diventa despi da speed.
Mentre io mi preparo a raccontarvi la storia di come il verlan è uscito dalla banlieue negli anni ottanta, voi cercate di decidere se vi va di diffondere l’equivalente italiano: il riocontra.