Zarlino e il temperamento naturale
Mercoledì, 12 Settembre 2007La musica antica e medievale era prevalentemente melodica e quando era polifonica considerava consonanze (cioè intervalli piacevoli all’orecchio) solamente la quinta e la quarta. Nel sedicesimo secolo avviene una rivoluzione, la terza comincia a diventare sempre più importante per la musica polifonica, la base dell’armonia diventa la triade cioè un accordo composto da tre note: la fondamentale, la terza (maggiore o minore) e la quinta, il famoso domiso che tutti sanno cavar fuori da un pianoforte. (se non sapete cosa sono le quarte le quinte e così via, rudimentalmente significa che se partite dal do e contate 5 note compresa quella da cui siete partiti avete fatto una quinta, per una spiegazione meno rudimentale andate su wikipedia)
Per avere un’idea di quanto sia cambiata la musica potete guardarvi questi quadri di Hieronimus Bosch con sottofondo di Josquin Desprez, compositore franco-fiammingo attivo tra la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500. Ripensate a Ut queant laxis.
L’avete sentita la terza? No? Eccovela.
Ma qual è il problema con quello che avevano fatto i pitagorici? La scala pitagorica è facilissima da accordare anche su strumenti molto rudimentali e suona abbastanza bene per le melodie e bene per gli intervalli di quarta e di quinta, l’intervallo di terza maggiore è dato da 81/64 che è una frazione schifosa, si vede! E si sente pure a orecchio, infatti quella che suona bene all’orecchio di terza è 5/4 e i cori tendono ad accordarsi molto più facilmente sulla seconda frazione che sulla prima sostanzialmente per una questione di armonici (vi ci voglio a sentire l’ottantesimo armonico e farlo coincidere con il sessantatreesimo).
Ma 81/64=1,265625 e 5/4=1,2: la differenza non era enorme ma si sente. Qui si sente prima 5/4 e poi 81/64, il secondo intervallo suona un po’ scordato.
Il teorico musicale a cui dobbiamo quest’analisi è il veneziano Gioseffo Zarlino che nel 1558 pubblica le Istitutioni harmoniche riscoprendo, in realtà, il lavoro di 2000 anni prima di Archita che però era stato dimenticato durante il medio evo.
Zarlino propone una nuova scala, anzi un nuovo temperamento (così si chiama il modo di accordare una stessa scala) che prende il nome di naturale e in un certo senso è quello giusto, perché è fatto da frazioni semplici e quindi è quello che suona più stabile all’orecchio umano. Dal punto di vista fisico si può chiamare naturale perché è basato direttamente sulla serie armonica e non sulla comodità di accordatura.
La nuova scala è quella in giallo, sotto quella vecchia:
| Do | Re | Mi | Fa | Sol | La | Si | Do |
| 1 | 9/8 | 5/4 | 4/3 | 3/2 | 5/3 | 15/8 | 2 |
| 1 | 9/8 | 81/64 | 4/3 | 3/2 | 27/16 | 15/8 | 2 |
Ora le triadi costruite sul Do sul Fa e sul Sol sono consonanti in modo naturale, è nata l’armonia moderna. Ma i guai non sono ancora finiti.











