Recensione di Damianó
Beh insomma cosi andarono le cose, che ci crediate o no. Alle 18 Carlo viene da me che faccio i melangi in laboratorio e comincia la solita pappina che “é tardi te l’avevo detto se non usciamo subito perdiamo la coincidenza tra le tre metro che ho calcolato passeranno a tre virgola otto secondi l’una dall’altra saliamo in coda cosi scendiamo in testa e finiamo in groppa alla zebra” ecco! Arrivati appunto a Le Zebre, piccolo bar-teatro che si chiamava “La scimmia urlatrice” prima che Pennac scrivesse di un Mr Malaussène che frequentava un teatro a Belleville chiamato, appunto, “Le zebre”. Punto. Anzi, abbondiamo: due punti.
Dicevo, questa zebra c’era veramente! E c’era anche il concerto! Anche se fuori, tra i tanti manifesti delle serate in programma, la Piccola Orchestra non era nominata da nessuna parte… e se vogliamo andare avanti con le stranezze, ancora mi chiedo perchè gli Avion Travel siano andati a suonare in posto cosi kitsch… e non dico quiche come la quiche Lorraine del sabato sera Monrugese.. ma proprio kitsch, con i piattini zebrati e il dj che mette la musica tunz tunz tunz tunz ma a basso volume per non disturbare le orecchie affannate dell’umanità terribilmente adulta che popolava la Zebra nella serata del NOSTRO concerto! E poi vorrei proprio sapere ma che ci facevano tutti quegli estranei se Carlo il concerto l’aveva regalato A ME? Certe cose non le capirò mai, come ad esempio perché i francesi non hanno la o accentata sulla tastiera, se poi usare la usano per chiamarmi damiano’. Bah.
Fatto sta che il concerto, a dispetto della inspiegabili stranezze, é cominciato. Peppinieddu è comparso per ultimo con la bombetta in testa e la faccia da Toto’, la sua bella voce e presenza e interpretazione e Sentimento e Aria di te e Aeroplano e quante altre ne hanno fatte. E se mi vergognavo a ballare con tutti quegli estranei venuti da chissàddove potevo sempre stare a guardare il chitarrista che faceva godere con le mani la sua chitarra o la violoncellista in quanto tale (c’è qualcosa di più bello di una violoncellista?)…
Finito il concerto, la luce nel cielo lasciava il dubbio se fosse alba o tramonto, ma erano ancora solo le ventitré, e canticchiando Aria di te ci siamo incamminati su rue de Belleville, e girato l’angolo l’ho baciato.
Foto mie