Populismo
Giovedì, 7 Agosto 20081925 - La battaglia del grano

2008 - La battaglia della monnezza

1925 - La battaglia del grano

2008 - La battaglia della monnezza

In giorni in cui Nichi Vendola si emoziona alla vista della maschera di silicone di padre Pio, in cui si chiude una meravigliosa campagna elettorale romana che ha fatto sembrare Cesa quasi un uomo di sinistra. In giorni in cui Veltroni dichiara che l’indulto è stato un errore e che la sicurezza a Roma è diminuita (in netta contraddizione con la realtà delle statistiche), cade questo anniversario della Liberazione. Invano?
Buon ascolto.
Aggiornamento: Qualcuno ha avuto indipendentemente e contemporaneamente la stessa idea.
Ieri sono stato al seminario di Alan Sokal. L’argomento era polinomi cromatici e modello di Potts, cioè un problema legato a come si colorano le cartine e a certi modelli magnetici. Non mi fate entrare troppo nel dettaglio, piuttosto andatevi a vedere qualche pubblicazione.
È stato un seminario chiarissimo, molto didattico e di interesse molto generale. Bello.
Peccato che dense e dance siano omofoni.
Ma oltre a essere un fisico notevole e un didatta eccezionale Sokal è diventato famoso fuori dalla nostra cerchia ristretta nel 1996, anno nel quale ha pubblicato due articoli contemporaneamente: uno su Social Text [html] [pdf] e uno su Lingua Franca [html] [pdf].
Per quelli di voi che non hanno letto Come gli stregoni hanno conquistato il mondo di Wheen riassumo brevemente il contenuto dei due saggi.
Il primo, intitolato Attraversando i confini: verso un’ermeneutica trasformativa della gravità quantistica, è una parodia di 35 pagine dei testi pubblicate sulle riviste post-moderne di studi culturali. Il secondo L’esperimento di un fisico sugli studi culturali è una smentita totale di quanto scritto nel primo e una spiegazione delle motivazioni di una simile burla.
Nonostante l’apparente spirito goliardico, le ragioni di Sokal erano molto serie: ritenendosi preoccupato per lo stato del rigore intellettuale nell’ambiente accademico americano, voleva dimostrare che certe riviste avrebbero pubblicato qualsiasi cosa sostenesse le loro tesi senza neanche consultare qualche esperto per le faccende più tecniche.
Di seguito qualche estratto del primo articolo in una mia traduzione.
Ma profondi spostamenti concettuali nella scienza del ventesimo secolo hanno minato questa metafisica cartesio-newtoniana; studi revisionisti di storia e filosofia della scienza hanno gettato ulteriori dubbi sulla sua credibilità; e, più recentemente, critiche femministe e poststruttraliste hanno demistificato il contenuto essenziale della pratica scientifica occidentale più in voga, rivelando l’ideologia di dominazione nascosta dietro la facciata di “obiettivià”. È quindi divenuto sempre più apparente che la “realtà” fisica, non meno della “realtà” sociale, è in fondo un costrutto sociale e linguistico; che la “conoscenza” scientifica, piuttosto che essere oggettiva, riflette e codifica le ideologie dominanti e le relazioni di potere della cultura che le ha prodotte; che le pretese di verità della scienza sono cariche di teorie e autoreferenziali; e conseguentemente, che il dibattito della comunità scientifica, nonostante tutto il suo valore innegabile, non può asserire uno status epistemologico privilegiato rispetto a narrative contro-egemoniche emanate da comunità dissidenti o marginalizzate.
E poi
In questo modo il gruppo di invarianza infinito-dimensionale erode la distinzione tra osservatore e osservato; il π di Euclide e la G di Newton, precedente pensate come costanti e universali, sono ora percepite nella loro ineluttabile storicità; e l’osservatore putativo diventa fatalemente decentrato, disconnesso da ogni collegamento epistemico a un punto dello spazio-tempo che non può più essere definito dalla sola geometria.
Infine l’amara conclusione del secondo articolo:
Alla fine, ho ricorso alla parodia per una semplice ragione pragmatica. I bersagli della mia critica sono ormai diventati una sottocultura auto-perpetuante che tipicamente ignora (o didegna) le critiche ragionate provenienti dall’esterno. In una situazione del genere era richiesta una dimostrazione più diretta degli standard culturali della sottocultura. Ma come si può mostrare che il re è nudo? La satira è di gran lunga l’arma migliore; e il colpo che non non ci si scrolla di dosso è quello che ci si è procurati da soli. Ho offerto agli editori diSocial Text un’occasione per dimostrare il loro rigore intellettuale. Hanno passato il test? Non credo.
Non dico questo con gioia ma con tristezza. Dopo tutto, anche io sono di sinistra (durante il governo sandinista ho insegnato matematica all’Università nazionale del Nicaragua). Su quasi tutti i problemi politici – inclusi molti di quelli che riguardano la scienza e la tecnologia – sono dalla parte degli editori di Social Text. Ma sono di sinistra (e femminista) per via dell’evidenza e della logica, non malgrado esse. Perché alla destra dovrebbe essere consentito monopolizzare il vantaggio intellettuale?
E perché questo nonsense auto-compiaciuto – qualsiasi il suo orientamento politico – deve essere lodato come l’apice del risultati accademici?
Vi lascio con una chicca: un generatore di articoli postmodernisti.
Il 12 settembre 1977, in seguito alle brutalità subite durante l’arresto e i maltrattamenti in prigione, muore di trauma cerebrale Steve Biko. Tre anni dopo Peter Gabriel scrive una canzone sui fatti e ci chiude tutti i suoi concerti. La prima volta che ho sentito parlare dell’apartheid non ero ancora a scuola ed è stato per questa canzone.
Il 19 novembre 1993 sono stato al mio primo concerto al Palaghiaccio di Marino con la famigliola al completo. È stata una di quelle esperienze che ti cambiano completamente nel giro di poche ore. Una sera a cui penso ancora molto spesso. L’ultima canzone era Biko e tutto il Palaghiaccio cantava e agitava i pugni a ritmo, una delle immagini più vivide della mia infanzia.
Il 29 novembre 2003 si svolge il primo concerto 46664 in onore di Nelson Mandela. Il giorno dopo Blob manda in onda una puntata la cui prima metà è dedicata ai battibecchi tra Fini e la Mussolini che devono decidere se sono post-fascisti, neo-fascisti o vetero-fascisti. La seconda parte è questa:
Penso sia stata l’unica volta che un programma pensato per la televisione mi ha fatto piangere.
Oggi è uscito il nuovo disco dei Radiohead. Si è detto molto sul nuovo modello di distribuzione.
A quanto pare il disco in formato digitale è a offerta libera e lo potete ordinare dal sito ufficiale e da oggi scaricare.
Siamo ancora un po’ lontani dalla liberazione della musica, direi che mancano informazioni sulla licenza attraverso la quale viene distribuita (la posso remixare?), non sappiamo se i file sono protetti da DRM e il formato digitale, che agli artisti costa una tantum, continuiamo a pagarlo per copia.
Forse un giorno potremo sperare in un archivio dei preprint musicali sul modello di Arxiv: io scrivo una canzone col mio gruppo e pubblico varie versioni successive su internet in forma gratuita, quasi fino al missaggio finale. Quando l’album è pronto gli acquirenti possono scegliere se tenersi le prove, magari di qualità non perfetta, comprare il disco o, se decido di permetterlo, avere una copia digitale gratuita del prodotto finito.
Wishful thinking? Non credo proprio!
Ieri i Beirut di Zach Condon hanno fatto uscire il loro ultimo album, ma l’album stava già uscendo da tempo, infatti, per via di una collaborazione con un paio di gruppi di produzione video, nell’ultimo mese sono usciti con una certa regolarità un video per ogni canzone del disco.
Sul sito dell’album potete vedere gli altri brani, l’audio non è di quella qualità cristallina che ci permette di distinguere se la sbronza del giorno prima del cantante fosse dovuta a mescal o tequila, però seguendo il link che manda a stage6 sotto ogni video si riesce persino a scaricare un divx in qualità dvd.
Ah un’ultima cosa, sicuramente qualcuno sta pensando che questa cosa se la possono permettere solo degli emeriti sconosciuti come i Beirut e che i Radiohead sono molto più famosi. Bene, i Beirut saranno sconosciuti in Italia, ma sono molto apprezzati in Francia, Regno Unito e Stati Uniti. Se andate a vedere le date del tour sul loro sito scoprirete che, anche se non riempiono gli stadi, si fanno un bel giro d’Europa e suonano in sale da concerto più che dignitose come l’Olympia di Parigi.
Per 4 anni ho passato parte della mia estate e tutti i miei capodanni in Romania. In teoria erano campi di volontariato; in pratica, spesso ci siamo comportati per quello che eravamo, una banda di liceali in vacanza.
Abbiamo imparato molto, conosciuto persone, incontrato una cultura diversa. A chi aveva voglia di ascoltare si è aperta davanti agli occhi una cultura ricchissima di musica, ospitalità, artigianato, letteratura. A me era addirittura venuto in mente che la Romania potesse sperare in uno sviluppo turistico simile a quello irlandese per sfuggire dalla morsa del turismo sessuale e dello sfruttamento del lavoro a basso costo e con poche garanzie.
Nelle ultime due settimane in Italia si fa un gran parlare del problema Romania, come si era fatto con i lavavetri, anche i leader di sinistra si sono lanciati in dichiarazioni xenofobe. Penso a Veltroni nella fattispecie.
Ma l’ultimissima dichiarazione razzista viene dal nuovo grande agitatore (quello sul quale ogni sera il TG1 passa un servizio che spesso dice che lui si lamenta che i media del regime non parlano di lui).
Vi parlo di questo perché uno dei pochi veri divertimenti nella vita è dire “io ve l’avevo detto” e perché mi preoccupa il principio secondo il quale nel 2007 si possa ancora identificare pubblicamente un problema con una nazionalità e farla franca.
Penso al caso di una mia amica, che molti di voi conoscono, e che per raggiungere il suo ragazzo che studia in Italia è venuta a fare la au pair in una famiglia della Roma bene. È una ragazza piena di qualità, sicuramente se non fosse straniera potrebbe aspirare a un lavoro molto più qualificato. Purtroppo è arrivata in un momento in cui deve stare attenta a dire da dove viene. Per fortuna che parla italiano talmente bene che non si nota che sia straniera. Se ripenso all’accoglienza che abbiamo sempre ricevuto in Romania mi vergogno parecchio.
E basta! Se volete ci scanniamo di nuovo nei commenti, ma spero che almeno chi c’è stato in Romania si possa godere questo video e concordare con me.
W-day - Vaffanculo-Vaffanculo-Day.
Il V-day, oltre a essere un’iniziativa populista e qualunquista che fomenta il sentimento di antipolitica, è anticostituzionale e contrario alla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
Quando dice:
Nessun cittadino italiano può candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva, o in primo e secondo grado in attesa di giudizio finale
Vi faccio notare che:
[…]L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.[…]
Articolo 27 della Costituzione.
Quindi, chi non è stato giudicato in terzo grado è innocente, secondo la Costituzione.
E chi ha pagato il suo debito con la giustizia non può essere discriminato in alcun modo: cosa pensereste di un datore di lavoro che non assume un dipendente solo perché trent’anni prima ha avuto problemi di droga e conseguentemente di giustizia? E Sofri?
Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.[…]
Articolo 21 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
Votate in maniera intelligente e pensate prima di firmare!