Stamattina, mentre sorgeva il sole mi sono svegliato per via di un rumore sospetto: la baguette dell’altroieri che si trovava sul mobiletto nella mia stanza scricchiolava.
Ho subito pensato che potesse essere un qualche tipo di animale che la rosicchiava, ma, data la mia proverbiale miopia, controllare avrebbe significato alzarsi, uscire dal teporino fornito dalle meravigliose coperte dell’ENS.
Cosa fa un fisico in una situazione del genere? Osserva, formula una teoria e poi verifica le previsioni della teoria. Giusto? Ma spesso non è possibile fare delle osservazioni dirette, esattamente come nel mio caso.
Allora ancora mezzo assopito mi sono messo ad ascoltare ed ho notato che gli scricchiolii non erano regolari. La teoria del sorcio, quindi, non era particolarmente credibile. Ma subito mi è venuta in mente quella teoria di un certo Bak che nel 1987 aveva scritto un Physical Review Letters che mirava a descrivere il comportamento collettivo di molti sistemi complessi come una Self Organized Criticality, ossia una criticità auto-organizzata.
La teoria era ambiziosa e forniva alcune spiegazioni molto intuitive per il comportamento di sistemi completamente diversi che fossero composti da molti agenti e che fossero in una situazione di non-equilibrio. Prediceva la distribuzione a potenza della frequenza dei terremoti in funzione dell’intensità e mirava a spiegare il fenomeno fisico che genera i frattali natura.
È facile immaginare come nel 1987 una teoria così carina, con un così vasto numero di applicazioni, sia finita rapidamente sulla bocca di consulenti finanziari, linguisti e tantissimi altri non adetti alla meccanica statistica di non-equilibrio dei sistemi non lineari. Con risultati a volte interessanti e a volte ridicoli (qualcuno l’ha usata per dimostrare la rapida scomparsa dei Maya adducendo come motivazione la dimensione di Hausdorff della distribuzione geografica delle loro città). Però si dà il caso che per i terremoti funzioni, chissà per le baguette.
Insomma, ho continuato ad ascoltare un pochettino, mi sono convinto che gli scricchiolii non erano uniformi, ma che quelli più forti erano troppo frequenti per poter essere estratti da una distribuzione esponenziale e, convinto di aver compreso la sismologia delle baguette che si seccano, mi sono riaddormentato.